OGGI COME IERI – PARTIGIANI SEMPRE

Martedi 24 aprile

ore 14,30 ai giardinetti di via Hermada titolati a Gina Galeotti Bianchi partenza della biciclettata per Lia Un percorso guidato alle lapidi dei caduti di Niguarda che saranno illustrate da Antonio Masi dell’ANPI in collaborazione con Renato Sarti Regista del Teatro della Cooperativa Vi allego il percorso descrittivo dell’niziativa.

ore 20,45 partenza del corteo storico dalla Sezione Martiri Niguardesi in via Hermada 8 con la Banda d’Affori Deposizione delle corone alle lapidi dei caduti partigiani e arrivo al Circolo Famigliare di via Terruggia con intervento conclusivo di Roberto Cenati Segretario ANPI Provinciale.

Mercoledì 25 aprile

Manifestazione a Milano dalle 14,00  da porta Venezia

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Acqua, Gatti (Un’Altra Provincia-PRC-PdCI): “La propaganda non basta! Per questo ho votato contro”

Milano, 13 aprile 2012.

Il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, intervenendo durante il Consiglio provinciale di ieri pomeriggio che aveva all’ordine del giorno la costituzione dell’Azienda Speciale “Ufficio d’Ambito della Provincia di Milano”, dopo che la settimana scorsa era stata approvata l’ “Adozione delle linee di indirizzo per l’organizzazione del servizio idrico integrato nell’ATO Provincia di Milano, ha dichiarato:
“Il Presidente Podestà assente sia ieri che la scorsa settimana durante la discussione delle due delibere, si è presentato all’ultimo minuto solo per votare.
Questo fatto è eloquente sulla scarsa serietà e credibilità di un presidente e di una giunta che stanno sciogliendo la Provincia anzitempo liquidando i servizi per i cittadini. La propaganda non basta ed è per questo che ho votato contro le due delibere portate in aula.
Con un’operazione gattopardesca la scorsa settimana PDL-Lega hanno finto di promuovere l’aggregazione delle società pubbliche insediate in Provincia di Milano.
In realtà non vogliono e non costruiscono la società unica, totalmente pubblica, che consentirebbe la permanenza di un solo consiglio d’amministrazione aperto anche ad una rappresentanza dei comitati e della cittadinanza.
È un’aperta violazione dell’esito dei referendum popolari del giugno 2011 per l’acqua pubblica e una disapplicazione delle sentenze della Corte Costituzionale (n. 320 del 2011) che vietano le società patrimoniale di diritto privato nel sistema idrico.
Anziché occuparsi di investimenti, buona occupazione e tariffe, ci si inchina, senza nemmeno avere il coraggio di ammetterlo, all’ossessione privatizzatrice che promana da Regione Lombardia e dai governi nazionali che si susseguono, rinunciando a politiche metropolitane che coinvolgano anche il Comune di Milano.
Ancora più grave è avere voluto creare l’ufficio d’ambito per togliere ai Comuni e alla popolazione la titolarità delle decisioni in merito all’acqua checché ne dica l’Assessore Altitonante.
Si parla di risparmi, ma l’unico risultato è un ulteriore sperpero contrassegnato dalla nomina di un nuovo direttore responsabile della segreteria tecnica ATO-Provincia di Milano per 118.000 euro annui che come miglior merito professionale vanta quello di essere consigliere PDL del Comune di Pavia. Siamo oltre il limite della decenza.
Sui 21 emendamenti che ho presentato, tutti respinti tranne uno, vi è stata un’attenzione costruttiva da parte SEL e IdV e anche il PD ha approvato l’emendamento in cui chiedevo chiarezza in merito ai conti dell’ultimo triennio riguardanti gli investimenti e l’utilizzo della quota parte delle tariffe già pagate dai cittadini, su cui la Provincia ha precise competenze e su cui non ha mai rendicontato.
Ho proposto che ogni due mesi la Giunta relazioni al Consiglio provinciale in merito all’attuazione delle delibere approvate e non sfugga al dibattito pubblico con tutti i soggetti interessati, con i comuni e con i comitati per l’attuazione dei referendum sull’acqua bene comune”.
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DALLA CRISI ECONOMICA ALLA RIFORMA DEL LAVORO

Il governo Monti, insediatosi con un colpo di mano istituzionale appoggiato da PDL, PD e Terzo Polo, ha varato una manovra economica e un attacco ai diritti dei Lavoratori (ARTICOLO 18) che è in continuità con le scelte politiche portate avanti dal governo Berlusconi che garantiscono profitti a banche, industriali e speculatori.

  • In che misura la manovra peserà su ognuno di noi?
  • Quale futuro per i precari e i giovani?
  • A chi è utile la guerra tra generazioni giovani e meno giovani?
  • Che conseguenze avranno le politiche di liberalizzazioni e privatizzazioni sulla vita dei cittadini?
  • Cosa possiamo fare?

Contro gli attacchi delle banche alle condizioni di vita dei lavoratori e al conseguente impoverimento dei popoli europei partecipiamo alla grande manifestazione nazionale NO DEBITO che si terrà a Milano a fine Marzo.

Ne discutiamo

 LUNEDI’ 2 APRILE

h 21,00

PRESSO LA SALA GHIGLIONE IN VIA VAL DI LEDRO 23 NIGUARDA

saranno presenti:

Cantù Roberto Funzionario della FIOM dellaCamera del Lavoro di Milano

Una Rappresentante dei Precari del Comune di Milano

Giovanna Vertova ECONOMISTA

Bruno Casati – Comitato Politico Nazionale PRC

COORDINA

MARIAGRAZIA MERIGGI

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FORMIGONI è AL CAPOLINEA. ORA L’ALTERNATIVA.


Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su il Manifesto del 15 marzo 2012 Ormai è uno stillicidio e non ha nemmeno più senso commentare le singole vicende. E questo vale a maggiore ragione per l’ultimo degli inquisiti in ordine di tempo, il consigliere regionale del Pdl, Giammario, ora indagato per corruzione, ma il cui nome si trovava già nell’inchiesta “Infinito” contro la ‘ndrangheta in Lombardia. No, il punto è un altro, cioè il lungo ciclo formigoniano, che ha dominato in Lombardia per 17 anni consecutivi, segnando, deviando e corrompendo, anzitutto moralmente, il sistema regionale, è arrivato al capolinea. Il potente sistema di potere costruito attorno a Cl, il movimento politico-confessionale che in Lombardia agisce da partito-stato, e all’ultradecennale ed organica alleanza con la Lega Nord, scricchiola come mai era accaduto prima d’ora. Beninteso, l’esistenza di una questione morale al Pirellone non è certo una novità, anzi era palese già nella scorsa legislatura. Vi ricordate, ad esempio, l’arresto in diretta tv dell’allora assessore regionale Prosperini oppure lo scandalo bonifiche, che aveva portato in carcere Rosanna Gariboldi, moglie di Giancarlo Abelli, assessore e signore delle nomine nella sanità lombarda? Ma non era che l’inizio, poiché Formigoni trascinò i corrotti direttamente nella sua quarta legislatura. Tutto quello che succede ora era ampiamente annunciato, tant’è vero che lo stesso Formigoni si era adoperato per ricollocare gli ex-assessori più a rischio in posti privilegiati in Consiglio. Ci riferiamo ai due esponenti Pdl Nicoli Cristiani e Ponzoni, ambedue finiti di recente in carcere. A questi due va poi aggiunto il leghista Davide Boni, ex assessore e tuttora Presidente del Consiglio regionale, indagato pure lui per corruzione. Di recente, poi, Formigoni ha estromesso dalla sua Giunta il Pdl Massimo Buscemi, perché considerato a rischio, ma in cambio ha pagato un vecchio debito, dando un incarico da 150mila euro a Monica Guarischi, sorella di Luca Guarischi, ex consigliere regionale vicino a Formigoni, decaduto nel 2009 causa condanna definitiva per tangenti. Ovviamente, potremmo andare avanti all’infinito, con il caso Minetti, le firme false per il listino o il crac del San Raffaele, ma lasciamo perdere. Insomma, difficile presentare Roberto Formigoni come un immacolato circondato a sua insaputa da tante mele marce. Qui si tratta di un sistema che è marcio. Il tanto acclamato modello Lombardia è anche questo e, forse, soprattutto questo. 17 anni di governo ininterrotto sono decisamente troppi, portano a confondere la cosa pubblica con la cosa privata. Persino Putin aveva dovuto inventarsi un’interruzione prima del terzo mandato presidenziale. Formigoni invece no, lui è al quarto di fila, senza colpo ferire. Ora però, finito il ventennio berlusconiano, sta per crollare anche quello formigoniano. Il problema, dunque, non è sapere se finisce, bensì come finisce. Già, perché non è la politica, l’opposizione o la mobilitazione dal basso a scuotere il palazzo, bensì la magistratura. I magistrati, ovviamente, fanno il loro mestiere, così come lo fecero vent’anni fa, ma è la politica che finora non l’ha fatto. L’opposizione appare troppo debole e timida e nel passato recente c’è stato pure qualche inciucio di troppo. Occorre, quindi, avviare da subito un percorso unitario per un’alternativa, che parta dal coinvolgimento dei cittadini e preveda le primarie. Insomma, la Lombardia non sarà come Milano, ma la primavera milanese ci offre un esempio concreto e vicino su come far rientrare in campo la partecipazione popolare e democratica e vincere. Altrimenti rischiamo di ripetere la via romana, dove siamo usciti dal berlusconismo non con un’alternativa politica, bensì con una politica commissariato e delegittimata.
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PRESIDIO PER LA SIRIA

Venerdì 16 marzo – dalle 17.30
Davanti alla sede Rai – corso Sempione 27, Milano

Presidio di solidarietà con la popolazione siriana
in lotta per la libertà e la giustizia
Contro ogni intervento militare esterno

Promuovono le/i firmatari milanesi dell’appello seguente
Aderiscono al momento: Coordinamento Pace Cinisello Balsamo, Sinistra Critica Milano, PRC Milano
CON IL POPOLO SIRIANO
FINO ALLA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA’
Il mondo assiste, impotente e distratto (a parte coloro che vorrebbero approfittare della situazione per l’ennesimo intervento “umanitario”), alla carneficina in corso in Siria, dove da mesi il popolo sfida la repressione, la tortura, le stragi e gli omicidi del regime per chiedere democrazia, libertà e dignità. La rivoluzione siriana è parte integrante della primavera araba, del risveglio di milioni di donne e di uomini che vogliono liberare sé stessi ed i propri Paesi dalla tirannia, dall’oppressione e dallo sfruttamento, in Siria come in Egitto, Tunisia, Bahrein, Yemen, Giordania, fino all’Arabia Saudita dominata da una delle monarchie più reazionarie ed oscurantiste che la storia ricordi.
Noi condanniamo senza appello la repressione feroce del dittatore Assad e del suo clan: migliaia di morti, negazione della libertà di informazione ed assassinio di giornalisti, migliaia di arresti di dissidenti, omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani, distruzioni di massa, sequestro e tortura di migliaia di desaparecidos.
Con la stessa forza, rifiutiamo la retorica dell’ennesima “guerra umanitaria”: dalla Jugoslavia all’Iraq, al pantano afghano ancora in corso fino al recente precedente libico, abbiamo visto le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni. Qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze, globali e regionali.
Vogliamo sostenere la rivoluzione siriana nella lotta per una vera democrazia, il rispetto dei diritti umani, la giustizia e la dignità, così come sosteniamo l’eroica lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana, per il diritto alla vita, alla terra ed alla libertà.
Fra poche giorni, il prossimo 15 marzo, ricorrerà il primo anno dall’inizio della sollevazione del popolo siriano contro il regime del clan Assad: facciamo appello a tutte gli amici e le amiche della giustizia e della pace, a tutte le forze politiche democratiche ed antifasciste, a manifestare in tante città contro il regime assassino di Bashar Assad, per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta, in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie, partecipando poi alle iniziative della comunità siriana di opposizione.
Non vogliamo embarghi contro la popolazione, siamo contro ogni intervento militare “senza se e senza ma”, che si chiami missione “umanitaria” o No Fly Zone. Vogliamo l’immediata cessazione delle operazioni militari del regime contro la popolazione. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione. Vogliamo che sia il popolo siriano a decidere del proprio futuro. Vogliamo che la solidarietà dei popoli abbracci la lotta della popolazione siriana.
Piero Maestri, Germano Monti, Fabio Marcelli, Vauro Senesi, Vittorio Agnoletto, Franco Russo, Ciro Pesacane, Riccardo Torregiani, Annamaria Rivera, Laura Quagliuolo, Simona Cataldi, Karim Metref, Maria Carla Biavati, Fabio Ruggiero, Roberto Dati,
Massimo Gatti, Luciano Muhlbauer PRC Milano, Antonello Patta
Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico, Giuristi Democratici, Ipri-Rete Corpi Civili di Pace, Associazione RETOUR
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LEGA LADRONA

di Matteo Prencipe


Con l’avviso di garanzia per corruzione a Davide Boni, “pezzo forte” della Lega, è iniziato il vero conto alla rovescia del potere di Formigoni e forse della stessa Lega in Lombardia. Si svela finalmente quello che da sempre la sinistra ha denunciato.
La Lega di governo è fatta degli stessi “favori”, concessioni, aiuti palesi ed occulti, che garantisce da venti anni il ruolo egemone di Berlusconi e Formigoni. L’avviso di garanzia colpisce al cuore la finzione di Lega del “buon governo locale”. Una finzione sino ad ora in attaccata e si incomincia ad intravvedere in Lombardia, l’inizio della fine di un’epoca e con essa la capacità della Lega di rappresentare un’alternativa. Stiamo assistendo ad un primo terremoto politico al nord, che mette in discussione la Lega “diversa”, estranea dai maneggi e agli affari, ed emerge fulmineamente come essa stessa sia frutto del sistema di sottogoverno, che garantisce in cambio di concessioni facili, finanziamenti senza rete alla politica della destra.
Il governo di Formigoni perde quindi l’ultimo elemento di legittimità politica: il mitico destino del “nord diverso e federalista, della Lombardia onesta ed efficiente, contrapposta alla Roma incapace. Viene meno un pezzo strategicamente importante della narrazione formigoniana, di cielle e della Compagnia delle Opere. Questa destra è ormai incapace di esprimere un governo, che non sia basato sulla condiscendenza al sistema della corruzione fatto di consulenze e appalti locali. Non é un caso che nell’epoca delle vacche magre, degli scarsi finanziamenti pubblici, del poco denaro privato circolante, sia iniziata la decadenza della destra lombarda. E’ il sistema di corruttela, consentito anche dal tanto denaro facile e disponibile degli ultimi anni, che sta collassando e con esso anche la fantasiosa “verginità politica” della Lega. Attraverso le centinaia di comuni governati direttamente, la Lega ha acconsentito al saccheggio del territorio, avvallato miliardarie opere infrastrutturali, già oggetto di indagini e arresti da parte della magistratura e ora i “nodi vengono al pettine”. Non possono più dire: non c’ero e se c’ero dormivo. Ora la sinistra e il centro sinistra, come le scorse elezioni milanesi hanno indicato, hanno la straordinaria possibilità di costruire un’alternativa. Si può e si deve riconsegnare la Lombardia ai cittadini e costruire un nuovo futuro.
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