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Sabato 18 febbraio – Corteo NOTAV da piazza Duca D’Aosta – h 14,00

“Rifondazione Comunista è impegnata a livello milanese e nazionale nelle iniziative e nelle mobilitazioni organizzate in preparazione della manifestazione nazionale NO TAV che si terrà in val di Susa sabato 25 febbraio. La TAV è una delle grandi opere inutili e dannose per l’ambiente e il territorio contro le quali da sempre ci siamo battuti a fianco dei movimenti e delle popolazioni in difesa del territorio e della democrazia. Rifiutiamo tutti i tentativi di ridurre il movimento NO TAV ad un problema di ordine pubblico al fine di dividerlo e delegittimarlo e quindi siamo impegnati anche nella mobilitazione per la scarcerazione degli arrestati. È l’ennesimo punto di continuità tra il governo Berlusconi e il governo Monti: non si riconoscono le ragioni di chi protesta, non si tratta, ma si agisce militarmente, si determina un clima di tensione e poi si processa sulla base degli scontri che avvengono. Il movimento NO TAV è invece una grande esperienza politica in cui una comunità vuole decidere democraticamente sul proprio futuro, così come democraticamente decide le forme e i contenuti delle mobilitazioni. Partecipiamo con convinzione alle iniziative previste a Milano e in particolare siamo impegnati per contribuire alla riuscita dell’iniziativa-concerto di venerdì 17 febbraio in piazza XXIV maggio dalle 19.00 alle 24.00 per ribadire l’impegno di Rifondazione a proseguire la lotta affinché quello sperpero di danaro pubblico, inutile e dannoso, venga fermato
10 febbraio: CONTRO REVISIONISMO E COLONIALISMO
« Tutti gli uomini muoiono, ma la morte di alcuni ha più peso del Monte Tai, e la morte di altri è più leggera di una piuma. »
Ormai da anni il ricordo delle foibe viene utilizzato come una macchina propagandistica bipartisan mirata all’equiparazione vergognosa e antistorica tra comunismo e nazifascismo. Proprio mentre il capitalismo dimostra di non saper offrire alle nuove generazioni altro che crisi economiche, guerre coloniali e il continuo peggioramento delle condizioni di vita, si cerca di impedire qualsiasi protesta criminalizzando quello che è stato ed è l’unica alternativa reale al capitalismo.
Dal momento che il giudizio sulle foibe non è solo una questione storiografica, ma viene usato con precisi fini politici immediati (come tutto il revisionismo storico sul Novecento, del resto) è necessario affrontarlo con decisione. I Giovani Comunisti non accetteranno mai l’equiparazione tra i partigiani comunisti, che lottavano per liberare il popolo jugoslavo dalle orde nazifasciste e che lo hanno liberato – fino al 1991 – dal regime capitalista, dal colonialismo e dalle guerre fratricide, e chi invece era il colonizzatore e ha tentato di schiavizzare un popolo con il terrore, stuprando, massacrando in nome di criminali pretese imperiali.
I crimini del colonialismo fascista nelle zone occupate vengono totalmente ignorati dalla propaganda sulle foibe: ci si dimentica la frase di Mussolini nel 1920 in cui affermò che “si possono sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”; ci si dimentica la politica di italianizzazione forzata della popolazione locale, la distruzione anche culturale dei popoli sottomessi; ci si dimentica i campi di concentramento, sotto il comando di Roatta, in cui morirono solo in Slovenia più di 13.000 persone, le uccisioni sommarie e l’uso sistematico delle squadracce nere, mentre i corpi estratti dalle foibe sono ad oggi 570. Questa politica genocida, unita a contenziosi territoriali di lunga data, ha prodotto la reazione legittima, pur con eccessi, del popolo jugoslavo. Non tutti i morti sono uguali.
Oltre all’anticomunismo, questa operazione propagandistica mira a rivalutare il regime fascista e a legittimare di fatto pretese revansciste e neocoloniali dell’Italia verso i Balcani (non a caso il capitalismo italiano ha una forte presenza tra gli altri in Albania e Montenegro) e le politiche imperialiste in generale (basti pensare al ruolo dell’Italia nei bombardamenti NATO contro la Serbia e contro la Libia).
Non accettiamo lezioni di patriottismo dai gruppi neofascisti, ai quali ricordiamo che Mussolini nel 1917 era sul libro paga degli inglesi (cento sterline dell’epoca alla settimana), che il regime fascista oltre ad aver prostituito l’Italia alla Germania nazista, con le proprie criminali (e ridicole, se non avessero causato centinaia di migliaia di vittime) pretese imperiali ha aperto le porte all’esercito anglo-americano, che a distanza di quasi settant’anni non se n’è ancora andato, e che l’estrema destra storicamente, per tutta la Guerra Fredda e ancora oggi, ricopre il ruolo di cane da guardia atlantico in funzione anticomunista.
Men che meno accettiamo lezioni di patriottismo dal PD, che si è unito in modo vergognoso – ma prevedibile – alla propaganda, e dalle altre forze parlamentari, che in questi anni hanno ampiamente dimostrato il proprio servilismo assoluto nei confronti del padrone d’oltreoceano, svendendo il Paese e il popolo italiano agli interessi di Washington e partecipando attivamente a tutte le aggressioni imperialiste a guida NATO. Non a caso i crimini degli Stati Uniti, che dal 1945 ad oggi hanno massacrato milioni di persone e raso al suolo decine di paesi, vengono totalmente dimenticati e censurati da questi pasdaran del “ricordo” e della “memoria”.
Siamo noi comunisti gli unici autentici patrioti. L’antifascismo oggi è solo retorica se non si traduce nella lotta senza quartiere al governo Monti-Goldman Sachs che sta massacrando lavoratori, pensionati e studenti e al capitalismo che lo ha generato, la lotta per liberare il nostro paese dal controllo economico, militare e culturale anglo-americano e per liberare il mondo dall’imperialismo e dal capitalismo. La stessa lotta dei partigiani di Tito.
Giovani Comunisti di Niguarda (Milano).
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Etichette comunisti, foibe, jugoslavia;, revisionismo, tito
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